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giovedì 5 febbraio 2009

Cosa dice il guru più famoso?



















"Fate crescere in voi l'amore per Dio; tutte le altre forme d'amore non sono amore affatto, sono soltanto attaccamenti inconsistenti e passeggeri. La follia più grande dell'uomo è dimenticare la propria Divinità; tutti devono capire che vengono da Dio, tutti sono figli di Dio. Ognuno dovrebbe cercare di avvicinarsi sempre più a Lui; questa è vera pratica spirituale. Voi dovete sentire che Dio abita nel vostro cuore; nel cuore dovete far crescere la compassione perché, se questa manca, il cuore è soltanto una pietra." (SAI BABA)


Sai Baba è nato il 23 Novembre 1926 a Puttaparthi, un piccolo villaggio nella regione dell'Andra Pradesh, nel centro-sud dell'lndia. Anche se molte persone l'hanno conosciuto sentendo parlare della straordinarietà dei fenomeni da lui provocati, il miracolo più grande che i suoi devoti gli riconoscono è quello di riuscire a trasformare l’animo umano. Sai Baba non dà importanza ai suoi miracoli, li definisce uno stratagemma per attirare l'attenzione di chi è troppo distratto dalle vicende e dalle preoccupazioni quotidiane. "Non date importanza ai miracoli. Non esagerate il loro significato. La grandezza del mio potere non sta in questi miracoli, ma consiste solo nel mio Amore. Tutti i miracoli apparenti non sono che goccioline di quell'oceano d'Amore. Non fatevi abbagliare dalle goccioline. Intravedete l'oceano e tuffatevi profondamente in esso.” Sai Baba non appartiene ad alcuna religione e non ne diffonde alcuna. Egli è nato in un contesto indù ma la sua Missione, pur riconoscendo la legittimità di tutte le tradizioni religiose, le trascende tutte, dato che intende indicare all'uomo la via che conduce alla presa di coscienza della propria natura divina, nel rispetto degli insegnamenti spirituali universali comuni alle diverse fedi. Egli raccomanda di onorare Dio nella forma da cui ciascuno si sente attratto e nella quale si è stabilito per cultura o educazione e di seguire gli insegnamenti e i modi di culto e di preghiera della propria tradizione religiosa, fino a quando il ricercatore non abbia trasceso la religiosità in favore della spiritualità, passando in tal modo da una ricerca esteriore ad una ricerca interiore. Sai Baba è un personaggio noto a livello mondiale. Molti leaders politici e religiosi, scienziati, studiosi, educatori, sia orientali che occidentali, si recano da Lui per suggerimenti relativi al proprio cammino spirituale e al proprio comportamento sociale. I Suoi principali obiettivi sono: Aiutare l'individuo a diventare cosciente della divinità insita in lui e fare in modo che egli possa comportarsi coerentemente con questa verità. "Nell'uomo c'è la Verità. Nell'uomo c'è la Saggezza. Nell'uomo c'è l'Infinito." "Dio è dentro di te. Scoprilo!" "Incomincia il giorno con Amore. Riempi il giorno con Amore. Trascorri il giorno con Amore. Concludi il giorno con Amore. Questa è la strada che porta a Dio." "Come un filo attraversa una serie di brillanti, così il filo dell'Amore trapassa e lega insieme tutti gli esseri umani. Il Principio dell'Amore è la più grande forza di coesione che unisce tutte le pratiche spirituali, tutte le religioni, tutte le fedi, tutte le scritture, tutte le filosofie." Mettere in pratica gli insegnamenti di Sai Baba permette all’individuo di evolvere e di sperimentare orizzonti di conoscenza più ampi. Uno degli obiettivi che Sai Baba intende raggiungere è portare ciascun essere umano a comprendere che "C'è una sola religione: la religione dell'Amore. C'è una sola razza: la razza dell'Umanità. C'è un solo linguaggio: il linguaggio del Cuore. C'è un solo Dio: Egli è onnipervadente." Migliaia di individui da ogni nazione si recano ogni giorno dell'anno in India per conoscerlo. I principali scopi della sua Missione sono: instaurare la fratellanza tra gli uomini; unire tutte le creature; stabilire il dovere di amare tutti e servire tutti.
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Daniele Barbarotto

lunedì 22 dicembre 2008

Uniti al Tutto


Che senso ha il nostro vivere? Apparteniamo ad una Realtà Totale? Siamo parte del Tutto?
"Il vero miracolo non è camminare sull'acqua o sull'aria, ma camminare su questa terra", asserisce il monaco zen vietnamita Thich Nhat Hanh, poeta e costruttore di pace, insieme al Dalai Lama una delle figure più rappresentative del Buddhismo; "E' il fatto stesso di essere vivi che è sacro; essere è una benedizione", sosteneva sovente Rabbi Abraham Heschel, teologo e filosofo. "Ama il mondo come te stesso: potrai allora aver cura di ogni cosa", recita il Tao Te Ching. "Nella realtà più profonda, al di là di tempo e spazio, potremmo tutti essere membri di un unico corpo", ipotizza il fisico e matematico James Jeans. Citazioni e pensieri presi da tempi e uomini diversi, che illustrano una visione unitaria dell'esistenza come da molti secoli sapienti e Maestri di ogni tradizione hanno più volte prospettato. Il Gioco divino (Lila) nell'antica tradizione indiana del Rig Veda consiste in questo: nella vita terrena l'Unità si fraziona nella Molteplicità allo scopo di godere della propria creazione dagli innumerevoli diversi punti di vista. I miti sono sempre forme simboliche e sintetiche per esprimere concetti complessi, più facilmente afferrabili nel linguaggio analogico della metafora che in quello più rigido del pensiero lineare. Come spiegare diversamente, infatti, un pensiero così poco... logico, come quello che ridurrebbe titoli, onori e ricchezze in meri accessori, insignificanti in sé, dato che l'unico evento in realtà degno di nota è il vivere in sé? "Voi siete già illuminati; tutto quello che dovete fare è risvegliarvi a questa realtà", è il martellante messaggio dei Maestri Zen, che propongono meditazioni e riflessioni atte a neutralizzare la percezione convenzionale e limitata che abbiamo della vita per aprirci a una percezione più vasta, in cui scopriamo di essere parte di una realtà ben più vasta. Sai Baba, il famoso guru indiano, è ancora più esplicito: "Tutti sono Dio e come tali vanno rispettati. Credete in questo, comportatevi secondo questa convinzione, e non vi macchierà più nessuna traccia di egoismo, di superbia, di invidia, di malizia, di avarizia o di odio". E adesso un parere ... laico: "Un essere umano è parte dell'intero che chiamiamo Universo, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Ha esperienza di sé, dei suoi pensieri e sentimenti, come fosse separato dal resto, una sorta di illusione ottica della sua coscienza. Questa illusione è per noi come una prigione, che ci limita ai nostri desideri personali e all'affetto per poche persone che ci sono vicine. Il nostro compito deve essere liberarci da questa prigione, ampliando la nostra cerchia di compassione per includere ogni creatura vivente e l'intera natura nella sua bellezza" (Albert Einstein). Questa volta è uno scienziato che parla, non più un mistico. Non tanto tempo fa questa visione era prevalentemente orientale, ma oggi sono sempre più frequenti e numerose le voci autorevoli nel mondo culturale occidentale che ripropongono una visione unitaria della realtà. La filosofia perenne di Aldous Huxley afferma ripetutamente che siamo tutti fondamentalmente uno; la psicologia transpersonale di Ken Wilber e di Stanislav Grof sottolinea quanto siamo tutti sotto l'incantesimo di una percezione dualistica della realtà per cui "io sono qui dentro" e "il resto del mondo è là fuori". L'io racchiuso nella pelle deve essere ampliato dalla comprensione che l'uomo è parte integrante del Tutto. Dobbiamo acquisire la consapevolezza che siamo tutti foglie dello stesso albero, che siamo tutti figli di Dio. La coscienza dell'Unità può così essere il punto di partenza per reimpostare un vero, duraturo e significativo progresso etico, sociale, politico, spirituale.
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Daniele Barbarotto (Napoli).