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sabato 9 maggio 2009

Lavorare è diritto!


Il lavoro è diritto. Lavorare meno ore ma tutti. La disoccupazione è sinonimo di disperazione. Questo occorre farlo capire ai nostri governanti e ai deputati che ci rappresentano in Parlamento. Tutti devono poter fruire del diritto al lavoro secondo le loro attitudini, le possibilità fisiche e le capacità mentali. Se proprio non c'è lavoro, a tutti deve comunque essere garantito un salario minimo per la sopravvivenza. Il diritto al lavoro è sancito dalla Costituzione Italiana, dove viene anche sottolineato il suo valore morale e civile. La centralità del lavoro è fuori discussione, almeno nella carta costituzionale. Prescindendo dalle chiacchiere sociologiche e filosofiche, il lavoro è il principale mezzo con cui l'essere umano diventa se stesso, si realizza. Senza lavoro un individuo si sente un fallito e deve sopportare un pesantissimo e stressante cumulo di preoccupazioni, che a volte sfocia in gesti disperati come il darsi fuoco o il suicidio. Senza lavoro, parliamoci chiaro, una persona vede compromessa la propria dignità morale. Per fortuna, in Italia abbiamo la libertà per tutti, e perché invece il lavoro non è ancora un diritto per tutti? Il lavoro e la libertà formano un tutt'uno inscindibile. Il lavoro senza libertà è schiavitù e la libertà senza lavoro è un'illusione. La libertà senza lavoro è una libertà limitata, una libertà monca, una libertà falsa. Insomma, una presa in giro! L’Articolo 1 della Costituzione riguarda il lavoro e recita: "L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro". Quindi bisogna, a tutti i costi, trovare i mezzi che occorrono per realizzare a tutti gli effetti questa affermazione. La disoccupazione è un dramma inammissibile in un Paese moderno, evoluto e realmente democratico.
Di tanto in tanto qualche uomo politico, in Italia o all'estero, depreca l'alto tasso di disoccupazione, promettendo provvedimenti per farlo scendere. Ma che me ne frega del tasso! Fino a quando in una nazione c'è anche soltanto un disoccupato, quella nazione è incivile. La disoccupa­zione è un incubo, una calamità, una peste. La disoccupazione è un malanno, una malattia devastante. Coloro che ne parlano, comodamente seduti in un salotto televisivo, normalmente non si rendono conto delle baggianate che dicono. La realtà che costoro sembrano ignorare è che la disoccu­pazione è fonte di disperazione e causa di tanti guai. Eppure ci sono ineffabili commentatori i quali sostengono che oggi la disoccupazione non è poi così drammatica come quella dei decenni passati. Costoro mentono, che ne siano coscienti o meno. Per farla breve, chi non ha un lavoro, cosa dovrebbe fare se proprio non lo trova pur mettendo sottosopra una città o una regione? Tutti i politici dovrebbero ficcarsi in testa che la disoccupazione è sempre e comunque una sciagura. La disoccupazione è deprecabile, è la vergogna di un popolo, è la sovversione del diritto. I disoccupati si sentono vuoti, si sentono menomati, si sentono improduttivi. E più facilmente imboccano le strade del vizio, come quello di ubriacarsi o di drogarsi. La disoccupazione è causa diretta o indiretta di infelicità, di de­pressione, di squilibri psicologici. La disoccupazione è una causa di reale turbamento sia per i giovani che per i meno giovani (questo lo dicono anche gli psicologi). Il lavoro è necessario a tutti e tutti devono averlo. Senza se e senza ma. L'ideale sarebbe rivedere la Costituzione e affermare con maggior forza e chiarezza il sacrosanto diritto al lavoro, diritto scontato e inalienabile. Come viene garantito il diritto alla salute e allo studio, allo stesso modo deve essere garantito il diritto al lavoro.
Daniele Barbarotto

lunedì 9 marzo 2009

Affrettatevi lentamente!!!


"Festina lente" ("Affrettati piano") è un motto attribuito all'Imperatore Augusto dallo scrittore latino Svetonio. Oggi tutti viviamo a ritmi frenetici, ma faremmo meglio a rallentare un po'. Dovremmo adottare la virtù della lentezza. Questo non significa che dovremmo sempre procedere adagio; ma farlo di tanto in tanto ci consentirebbe di guardare la nostra vita e renderci conto che ci sono anche tante cose belle. Introdurre un po' di lentezza nella nostra quotidianità, fermarci un attimo, salutare le persone in ascensore, sorridere, essere gentili, sono esercizi che al principio possono sembrare forzature. Ma poi ci procurano vantaggi non indifferenti. Se siamo in coda al supermercato, invece di sbuffare nervosamente, potremmo fare due chiacchiere con chi ci sta attorno. Mi piace il detto: "Chi va piano, va sano e va lontano." Non dovremmo correre per le scale della metropolitana, tanto entro pochi minuti arriverà un altro treno. A volte incontriamo un amico per strada e neppure ci fermiamo 10 secondi per stringergli la mano. Andiamo dannatamente di corsa e più facciamo così, più la salute e la felicità si allontanano. Quindi, ricordiamoci di diventare amici della lentezza. Concludo con il motto tanto caro alla mia amica Sonia Maggy Guerra: VIVI CON LENTEZZA E GODITI LA BREZZA! E voi, che ne dite?
Daniele Barbarotto