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mercoledì 20 gennaio 2010

Vogliamo costruire un pianeta di pace?



Impegniamoci in tutti i modi possibili e immaginabili per portare pace alle nazioni. In un mondo funestato da ingiustizie, devastazioni, guerre e violenze, c'è bisogno di persone, credenti e non, che lavorino insieme col proposito di portare pace e giustizia dappertutto. Dobbiamo camminare insieme ad altri uomini e donne, disposti a lavorare per costruire un mondo più giusto dove si affermino la giustizia e la solidarietà. Lavorare per questo progetto può dare un senso al nostro essere uomini veramente evoluti, rendendoci capaci di coniugare il bisogno di trascendenza con la nostra responsabilità nelle questioni terrene. Questa è la Verità in cui credo: una Verità che sappia essere stimolo di rinnovamento e di promozione sociale per tutta l'umanità. Non mi piace la gente ripiegata narcisiticamente su sé stessa e sui propri egoistici interessi, incapace di dialogare con gli altri, pronta solo a giudicarli e mai a capirli. Mi piace invece la gente dal cuore grande e dalla mente aperta. Mi piacciono i diffusori di pace!

Daniele Barbarotto

lunedì 9 febbraio 2009

Vicinanza tra le religioni



Se vogliamo la pace dobbiamo scacciare tutta una serie di pregiudizi e riconoscere i valori morali fondamentali che animano tutte le concezioni religiose. Insieme, senza rinunciare alle proprie specifiche credenze, è possibile porre le basi di un futuro migliore. E' urgente la più ampia collaborazione tra i leaders spirituali per il bene di tutta l'umanità. E' indispensabile la formazione di una coscienza planetaria. Per conseguire tale obiettivo è necessario l'apporto di tutti e di ciascuno. Seguitemi con molta attenzione in quello che sto per dirvi: conoscere le altre visioni filosofiche e religiose è una cosa bellissima. Ma dirò di più: è un dovere! E' un dovere conoscere la Bibbia, il Corano, la Bhagavad-Gita, i discorsi di Buddha, i detti di Confucio, il Tao, e compagnia citando. Questi testi (e altri che, per brevità, non ho nominato) sono e devono restare come punto di riferimento per le persone di buona volontà. Le religioni dovrebbero essere qualcosa di vivo, pratico, sensato. Il sottoscritto è posizionato super partes e si rivolge amichevolmente a tutti, a prescindere dalla religione di appartenenza. Dobbiamo nutrire rispetto per tutti i credo. Dobbiamo considerare la loro diversità come un dono e un'opportunità di progresso. Dobbiamo esercitare convintamente la tolleranza. Dobbiamo promuovere una maggiore libertà di coscienza, di parola e di religione. Dobbiamo acquisire la nitida consapevolezza che le convinzioni altrui possono conferirci un orizzonte di senso e criteri comportamentali più stimolanti ed incisivi. Ovviamente, nei rapporti con i fedeli delle altre religioni bisogna abbandonare le pretese di superiorità, l'arroganza più o meno mascherata, la diffidenza e le forme più o meno sfumate di ostilità. Insomma, si deve esternare sincera attenzione nei riguardi delle altre impostazioni religiose o filosofiche. Imprescindibili esigenze di chiarezza mi impongono di dire a chiare lettere che coloro che considerano inferiori le altre religioni, in realtà fomentano il fanatismo e l'intolleranza. Mettiamocelo bene in testa: non può esservi pace tra le genti del mondo se non v'è pace e vicinanza tra le religioni. Le religioni devono stringersi la mano su un piano di parità, smettendola una volta per sempre di guardarsi in cagnesco. A mio avviso, le religioni farebbero bene ad enfatizzare ciò che è ad esse comune e a relegare all'ultimo posto ciò che le divide. Le religioni dovrebbero conoscersi, avvicinarsi, e convivere in amicizia e fraternità, riconoscendo che i diversi sentieri conducono all'Unico Spirito Universale. ChiamateLo come vi sembra meglio (Dio o in altro modo), ma ricordatevi che Egli appartiene a tutti i popoli della terra. Lui non è proprietà esclusiva dei cristiani, dei musulmani o di qualche altra religione costituita. Personalmente noto che ponendomi con ammirazione ed autentico rispetto di fronte a tutte le religioni, il mio accostamento a Dio si fa più celere, o meglio si fa più rapido il risveglio della consapevolezza che lo Spirito alberga in tutti gli esseri dell'universo. Sono arciconvinto che dobbiamo dilatarci mentalmente, essere inclusivi. Faccio un piccolo esempio chiarificatore: non dobbiamo più considerare la religiosità orientale e quella occidentale come potenze che si combattono, ma come poli tra i quali oscilla una feconda e luminosa conoscenza. La cosa peggiore che io conosca è la sudditanza psicologica, la sottomissione incondizionata a qualche autorità. Alcune persone credono che la loro religione sia la sola detentrice della verità e l'unica a garantire la salvezza. Ora, io mi domando e dico: non sarebbe più saggio affermare che ogni religione è una tessera nel vasto mosaico della Verità e che tutte sono valide vie di salvezza? Consentitemi di parlare con franchezza: un cristianesimo schierato sulla difensiva è un cristianesimo decadente e rinunciatario che canonizza la propria staticità e i propri limiti. Il cristianesimo genuino invece non è un intoccabile reperto archeologico. Il vero cristianesimo è vivo, fresco, aperto al confronto dialettico. L'autentico cristianesimo è in costante evoluzione. Un cristianesimo cristallizzato può soltanto creare inconvenienti e seri imbarazzi. Ciò che occorre al mondo è un cristianesimo in proiezione. La pace vuole il cristianesimo religione tra le religioni. Del resto, se risaliamo all'essenza delle religioni, scorgiamo l'esistenza di una piattaforma comune di Verità. Su questa piattaforma possiamo e dobbiamo erigere il nostro futuro.
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DANIELE BARBAROTTO

sabato 7 febbraio 2009

Chi è depositario della verità totale?




Tutte le volte che ci sono differenze di opinioni, dovremmo apprezzarle e rallegrarci di non essere la copia carbone gli uni degli altri. Propongo di considerare gli altri come portatori di un frammento di verità che ci manca. Nessuno è depositario della verità assoluta, completa; ma insieme possiamo concorrere a scoprirla. Partendo dal presupposto che le varie opinioni sono tra loro complementari, possiamo gettare le basi dell'armonia, della tolleranza, della cooperazione, della solidarietà e della pace. Così nessuno monopolizzerà la verità e ciascuno assimilerà quanto ritiene valido, secondo il proprio livello culturale.
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Daniele Barbarotto

sabato 31 gennaio 2009

Autobus atei: a chi danno tanto fastidio?


Sento dentro di me che non posso esimermi dal dire due parole a difesa della libertà di espressione. Questa sacrosanta libertà deve valere per tutti: cristiani, credenti di altre religioni, agnostici, atei, ecc. Se viene negata questa libertà, finisce sotto i piedi uno dei più elementari diritti umani. Occorre che ci sia per tutti effettiva libertà di parola e di scrittura, affinché la religione dominante non degradi ad uniformità imposta. Premesso questo, è chiaro che a me non danno nessun fastidio gli autobus con messaggi atei. Siamo nel terzo millennio e ancora ci sono dei tipi che respingono sdegnosamente tutto quanto non rientra nello stretto ambito di dogmi polverosi o di pregiudizi più o meno secolari. Costoro quanto più sono di mentalità ottusa tanto più sono aggressivamente intolleranti. I fanatici, com'è risaputo, hanno delle concezioni riduttive e pretendono che tutti le condividano. Essi non sanno discutere, sanno soltanto insultare. A questo punto, faccio una precisazione: pur essendo cristiano (in pectore), il mio pensiero è non denominazionale. Per intenderci meglio, le mie posizioni sono vicine a quelle della New Age. E sono un convinto assertore della tolleranza. Chi vuole imbavagliare atei e agnostici, ovviamente non è tollerante. Io credo in Dio, ma non in quel Dio che solitamente viene predicato dai pulpiti. Per me, esiste il Campo unificato di coscienza (o Spirito Universale, o Energia cosmica, ecc.). Quando parlo o scrivo, espongo le mie reali opinioni in modo rispettoso, senza voler imporre le mie vedute a nessuno. Ascolto tutti e leggo di tutto liberamente, ma l'autorità che riconosco valida per me è la mia coscienza. Io cerco il più possibile di dare retta alla mia voce interiore e di adottare uno stile di vita più conforme a quella che stimo essere la volontà suprema dello Spirito Universale. Contemporaneamente, cerco di allargare la mia visione dell'universo, tenendomi aggiornato sulle diversità culturali, politiche e religiose. La tolleranza attiva ed il rispetto della dignità umana mi permettono di guardare positivamente alla società globale in cui i diversi modi di pensare e di vivere possono coesistere mantenendo intatta la propria identità. Fanatici, settari e dogmatici d'ogni risma si mettano l'anima in pace perché tanto la planetizzazione dell'umanità è in atto e proseguirà. Questo processo di evoluzione spirituale toglie il sonno agli esaltati, ai portatori di paraocchi e agli intolleranti, ma dobbiamo accelerarlo. Senza tolleranza non c'è libertà; senza libertà non c'è evoluzione; senza evoluzione non c'è benessere. Io sono consapevole di scrivere onestamente, e questa certezza mi procura una pace ineffabile. Il mio obiettivo primario è di amare lo Spirito Universale e avere un alto livello etico, onde influire beneficamente e con amore su quanti mi circondano, trasmettendo, pacatamente, ad essi un senso di tolleranza, di autenticità e di unità che li spinga verso una vita più gioiosa, sana e costruttiva.
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Daniele BARBAROTTO